Un grande dolore per tutta la Pro Collegno

È scomparso improvvisamente una delle colonne della Pro Collegno: Beppe Spadon.

Lo ricordiamo come un uomo mite e pacato, incapace di arrabbiarsi, con quel suo simpatico accento veneto e i suoi grandi baffi, diventati bianchi con l’età. Amava tutti gli sport, dal pugilato fatto da giovane, al nuoto che ancora oggi praticava, facendo anche 40 vasche alla volta. Ma le sue grandi passioni sportive erano il calcio e la bicicletta. Oggi lo aspettavano tutti al campo, ma il suo grande cuore generoso lo ha tradito e si è fermato, proprio durante uno dei suoi giri in bicicletta. La maggior parte dei ragazzi del nostro Settore Giovanile e anche della Prima Squadra e Juniores sono stati suoi allievi e tutti si ricordano del loro primo allenatore: Beppe Spadon.

In questo triste giorno, lo vogliamo ricordare con il ritratto tracciato da Ilenia Barillà, in occasione della pubblicazione del libro “Cinquant’anni di storia rossoblu. Il sogno Pro Collegno Collegnese continua”, per i 50 anni della Pro Collegno festeggiati a giugno dello scorso anno. Ciao Beppe!

Beppe Spadon con gli Esordienti 1980

Il gruppo dei Piccoli Amici 1994-1995-1996

 

 

 

 

 

 

 

GIUSEPPE SPADON, UNA VITA PER I PICCOLI ROSSOBLU

È un’altra delle colonne di questa società, lui che nel portafoglio ha sempre dietro il tesserino datato 1978 preso per allenare al Bendini. Una vita spesa per i piccoli: ancor adesso quando si passa al campo lui c’è. Beppe Spadon, classe ’41, inizia come preparatore atletico alla Collegnese negli anni 70 (allora faceva pugilato), dal momento della fusione con la Pro prende la Scuola calcio. Ha anche una breve parentesi con i Giovanissimi Prima serie e i mini Allievi, ma a causa degli impegni lavorativi torna a allenare nella Scuola calcio e per la Pro Collegno. Lui incapace di perdere le staffe, l’uomo dal carattere mite: in tutti questi anni di carriera non si è mai visto mostrare il cartellino rosso. “È da queste categorie che ottieni le soddisfazioni migliori: ricevi tanto da questi bambini che vogliono solo divertirsi

Quando sentirò di non avere più pazienza, smetterò, ma fino a quando avrò la forza voglio continuare ad allenare: è la mia vita. Soprattutto qui alla Pro Collegno”. E lui che ha calcato il prato del Bendini dalla nascita ne ha viste di tutti i colori: “Abbiamo avuto anni d’oro, in cui potevamo contare su squadre forti che se la giocavano con colossi come Barcanova, Vanchiglia con tutte le migliori del Piemonte.

Sicuramente quella della vittoria, allo Stadio Comunale, del Superoscar nell’86 è stata un’esperienza indimenticabile: era un bel gruppo, in cui Andreotti era il valore aggiunto. Abbiamo ancora adesso un bel rapporto. La cosa che mi riempie il cuore è quando incontro questi ragazzi che mi salutano: io faccio un po’ di difficoltà a riconoscerli avendoli allenati da piccoli e ritrovandomeli davanti uomini, ma loro si ricordano di me e con affetto. Vuol dire che ho svolto il mio mestiere.

Non è l’allenatore che fa il giocatore, ma il suo scopo è scovare quelle che sono le sue doti naturali e tecniche e fargliele venire fuori per poi perfezionarle. L’istruttore deve essere anche un po’ psicologo.

Adesso ovvio il calcio è cambiato, i ragazzi sono più tecnologici e io mi sono adeguato. Anche da un punto di vista tecnico: prima si correva senza palla, ora tutti gli esercizi si fanno con il pallone”.

Il nonno amico di tutti

“Come dicevo l’istruttore deve essere un po’ psicologo e deve capire tante cose del bambino e dei problemi che può avere in famiglia. Io ho sempre accettato tutti anche se qualche bambino mi creava dei problemi nel gruppo perché penso questo: se noi lo mandiamo via e la stessa cosa succede in altri contesti, il bambino si perde completamente. Invece bisogna dargli una mano e cercare di farlo integrare il meglio possibile. E i fatti mi hanno dato ragione in tutti questi anni. Trovo anche assurdo le rivalità con i vicini di casa: se si riuscisse ad andare un po’ tutti d’accordo senza cercare di accaparrarsi i ragazzi, si avrebbe un calcio migliore, senza stress per questi bambini.

Ma forse questo mondo non c’è più anche se spero sempre che ritorni, per il bene di tutti. Comunque non ho intenzione di smettere: ora sono il nonno di tutti questi bambini e voglio continuare ad esserlo”. Un istruttore di altri tempi che con la sua pazienza infinita impreziosisce la Pro Collegno e la rende un’isola felice, nonostante tutte le difficoltà.